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Mono-materiale vs. accoppiato: la realtà del riciclo nel 2026 tra rilevamento NIR e flussi di materiale

Il mono-materiale è il mantra del PPWR. Ma cosa succede realmente quando un sacchetto richiudibile finisce nella raccolta differenziata della plastica? Sensori NIR, impianti di selezione, classi di riciclato — il percorso dall'etichetta 'mono' al riciclato effettivo è più lungo di quanto suggerisca il film di marketing.

Elke Plastic Team·· Aggiornato: · 1 Min Lesezeit
Mono-materiale vs laminato: la realtà del riciclo 2026 - riconoscimento NIR e classi PCR

Nel 2026 il "mono-materiale" è l'argomento di vendita più importante nel settore degli imballaggi. Il regolamento UE sugli imballaggi (PPWR) lo rende obbligatorio, la tassa sulla plastica lo premia, ogni fornitore lo pubblicizza. Ma tra l'etichetta e il sacco di riciclato nell'impianto di selezione ci sono tre fasi di lavorazione e tre possibili punti di scarto. Chi acquista imballaggi mono-materiale dovrebbe sapere: quando è davvero riciclabile il "mono"?

Cosa significa tecnicamente mono-materiale?

Mono-materiale significa: l'intera struttura dell'imballaggio è composta da polimeri chimicamente affini — solitamente polietilene (PE) o polipropilene (PP). Un imballaggio in mono-PE non contiene barriera in PA, alluminio, né componente PET. Il mono-PE in senso stretto può contenere al massimo il 5% di altri materiali (adesivi, inchiostro di stampa, etichette).

Nel glossario: Mono-PE / Mono-PP, Accoppiato in alluminio.

Il percorso attraverso il riciclo: 4 fasi

Fase 1: raccolta differenziata della plastica

Il sacchetto finisce nel sistema di raccolta. Gli impianti di selezione non distinguono in linea di principio tra "mono" e "accoppiato" — questo avviene solo a livello meccanico. La contaminazione con residui alimentari è il primo ostacolo: i sacchetti fortemente contaminati finiscono direttamente nell'incenerimento.

Fase 2: rilevamento NIR

Sensori a infrarosso vicino (NIR) identificano la struttura polimerica in pochi millisecondi. Il PE diventa frazione 310, il PP frazione 320, i film in accoppiato frazione 350+. Il rilevamento NIR raggiunge oggi una precisione del 95–98% — le difficoltà riguardano le plastiche nere (il nerofumo assorbe l'infrarosso) e i film molto sottili, sotto i 30 µm.

Maggiori informazioni nel glossario: rilevamento NIR.

Fase 3: lavaggio specifico per materiale

La frazione PE 310 viene triturata, lavata, risciacquata e depurata dai sedimenti. Il processo di flottazione separa il PE dalle etichette (spesso in PP o PET — densità diverse). Le fasi di lavaggio ad acqua rimuovono gli inchiostri di stampa. Il macinato finito è il pellet di riciclato PE.

Fase 4: classificazione del riciclato

Il prodotto finale è il PCR (riciclato post-consumo) suddiviso in diverse classi di purezza:

  • PCR classe A: purezza 99,5%+, idoneo al contatto alimentare (con autorizzazione EFSA)
  • PCR classe B: 97–99,5%, applicazioni tecniche, sacchi per rifiuti
  • PCR classe C: 90–97%, sacchi per rifiuti/sacchi di raccolta

Nel glossario: PCR, rLDPE / PCR-PE.

Quando il mono-materiale fallisce comunque nel riciclo?

Problema 1: etichette sbagliate

Un sacchetto in mono-PE con etichetta in PVC viene in parte classificato come frazione accoppiata nel processo di flottazione. Soluzione: etichette in PE o stampa diretta.

Problema 2: migrazione dell'inchiostro di stampa

Gli inchiostri da rotocalco possono colorare il riciclato. I pellet di riciclato grigio chiaro o colorati hanno meno valore rispetto a quelli cristallini. Soluzione: stampa flessografica con pigmenti idonei al contatto alimentare e superficie di stampa minima.

Problema 3: adesivi da accoppiamento

Anche i sacchetti dichiarati "mono" hanno spesso adesivi in poliuretano per la sigillatura delle giunture. Con le moderne strutture mono a termosaldatura questo problema viene eliminato. Soluzione: prestare attenzione alle diciture "adhesive-free" o "heat-seal-mono".

Problema 4: spessore del film

I film sotto i 30 µm vengono spesso classificati negli impianti di selezione NIR come "altro" — sono troppo leggeri per i nastri trasportatori. Soluzione: per la riciclabilità, uno spessore minimo di 40 µm.

PPWR 2030: cosa diventa obbligatorio?

Dal 2030 il PPWR impone quote minime di riciclato vincolanti:

  • Imballaggi sensibili a contatto: 7,5% di riciclato (PET 30%)
  • Altri imballaggi in PE/PP: 35% di riciclato
  • Bottiglie per bevande: 30% di riciclato

Entro il 2040 le quote aumenteranno ulteriormente. Chi punta oggi sul mono-materiale si assicura l'accesso ai flussi di PCR — nei prossimi anni la domanda supererà l'offerta.

Cosa significa questo per la vostra strategia di imballaggio?

Tre passi pragmatici per il 2026:

  1. Censimento: quali dei vostri imballaggi attuali sono film in accoppiato? Quali possono essere convertiti in mono-PE senza perdita di funzionalità?
  2. Verifica di riciclabilità: fate classificare i vostri imballaggi dal consorzio RecyClass o da un laboratorio di prova accreditato.
  3. Adeguamento dell'assortimento: quali quote possono essere sostituite con materiale PCR senza rischi di conformità?

Assistiamo i nostri clienti B2B in questi passaggi — contattateci per un'analisi personalizzata dei materiali.

Fonti: PPWR UE 2025/40, RecyClass Design-for-Recycling Guidelines, Zentrale Stelle Verpackungsregister. Aggiornato a: giugno 2026.

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